Attenzione con le risorse a basso costo

Occhio agli immigrati non qualificati, parola di G. Borjas

di Giuseppe Terranova – 24.01.2017

Occhio agli immigrati non qualificati, parola di G. Borjas

L’immigrazione è un costo o una risorsa? Se credete di avere una risposta, il Prof. George Borjas potrebbe farvi cambiare idea. Docente di economia e politiche sociali all’università di Harvard, tra i pochi accademici citati da Donald Trump in campagna elettorale, da sempre “tirato per la giacchetta” da chi dice NO allo straniero, è considerato tra i 50 pensatori che stanno cambiando la politica americana. Suo lo studio monumentale sull’impatto che negli anni Ottanta ebbero i “marielitos”, i profughi partiti dal porto cubano di Mariel, nel mercato del lavoro della Florida. Col quale dimostrò che gli immigrati scarsamente qualificati, come quelli provenienti da Cuba, immortalati da Al Pacino-Tony Montana in Scarface, abbassano i redditi dei ceti medio-bassi. Mentre aumentano quelli dell’upper-class. Nient’altro, sostiene Borjas, che la dimostrazione della legge della domanda e dell’offerta. Perché con l’aumento della disponibilità di risorse umane disposte a fare determinati mestieri, diminuisce il valore della loro prestazione, e dunque del salario. A vantaggio del datore di lavoro. L’immigrazione è sì ricchezza, ma a vantaggio di pochi.

Per questo abbiamo ritenuto necessario chiedere al Prof. George Borijas se è possibile sostenere che il mezzo milione di richiedenti asilo e immigrati illegali arrivati negli ultimi tre anni nel nostro paese possa danneggiare economicamente, proprio come i marielitos, i ceti medio-bassi italiani.

Partiamo dal fatto che la maggioranza dei neo arrivati nelle vostre coste al momento non partecipa al mercato del lavoro. Tuttavia, se è vero, come ho letto, che i più sono scarsamente qualificati, c’è da aspettarsi che le regole della domanda e dell’offerta, come accadde coi cubani a Miami, valgano anche per l’Europa e per l’Italia. È, dunque, possibile prevedere conseguenze economiche negative sulle fasce della popolazione autoctona scarsamente specializzate. Con tutta probabilità pagheranno la concorrenza di chi arriva dall’estero”.

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