Traffico di esseri umani: molti aspetti irrisolti

wpid-img-20150819-wa0000.jpg

 

Negli ultimi venti anni il fenomeno del traffico di esseri umani ha generato un forte interesse nel pubblico in tutto il mondo. Il tema ha avuto una forte copertura mediatica e la maggior parte dei Paesi ha posto in essere nuove leggi, rafforzando i meccanismi per contrastarlo. Ma la maggioranza delle argomentazioni, delle decisioni sociopolitiche e la maggior severità delle leggi soffrono di una mancanza di dati basati sull’evidenza empirica, perché sono  poche le ricerche di elevata qualità su questo argomento. Sembra che la maggior parte degli scrittori sul traffico umano puntino più sulla notizia sensazionale o sul traslare esperienze e dati di altri paesi o peggio (Weitzer 2011; zhang 2012).

Vogliamo quindi fare alcune considerazioni, anche spinti da un dibattito mai sopito tra i ricercatori e i clinici sulla contrapposizione tra approcci qualitativi e quantitativi.

Molti autori si sono concentrati sullo sfruttamento sessuale, tra i tanti che il traffico umano presenta, e questo, troppo spesso (Andrijasevic 2007; Snajdr 2013) è solo funzionale agli interessi di molte ONG, per attirare i media, i finanziatori e il supporto dei governi, per coinvolgere celebrità che abbiano appeal sul pubblico, facendosi passare per esperti di traffico umano, quando troppo spesso ne hanno appena sentito parlare.

Il Governo degli Stati Uniti (U.S. Department of State 2010, 7) riporta che solo lo 0,4% delle “vittime stimate” di traffico umano è ufficialmente stato “identificato”. Questo significa che la cosiddetta baseline delle “vittime stimate” è veramente casuale, peraltro non identificando neppure esattamente cosa si intende quando si parla di “identificate”.

Come se questo non bastasse, i numeri ufficiali di altre fonti dimostrano l’enorme distanza che c’è tra la conclamata dimensione del traffico umano e il numero delle vittime identificate ed assistite delle autorità o il numero dei trafficanti denunciati e condannati; pertanto molte Agenzie cominciano a dubitare sulla vera dimensione del problema e questo porta a prendere decisioni di focalizzarsi, invece che su dimensioni a livello macro-aree geografiche, su micro-aree.

Spesso infatti non si usano le stesse definizioni di vittima, di reato, di trafficante e quindi si azzardano comparazioni e si tracciano delle tendenze assolutamente arbitrarie.

Un altro leitmotif è che il fenomeno viene considerato in ascesa a ritmi sostenuti; ma come si fa a descrivere in rapida ascesa un fenomeno che per la sua natura clandestina è sommerso e non misurabile, che per la rapidità con cui cambia aspetti non ha una solida base-line, ed infine che presume che la domanda di commercio sessuale sia in continua crescita e che l’offerta interna di ogni paese sia insufficiente a rispondere a questa domanda?

L’unica cosa seria che possiamo dire è semplicemente che il trend globale non può essere stimato.

E che dire del fatto che ci si concentri fondamentalmente solo su uno dei vari aspetti del traffico di esseri umani, quello dello sfruttamento sessuale,  presumendolo prevalente? (Farrell and Fahy 2009, 620; Gulati 2011). La stessa Amministrazione Americana ha modificato il suo focus, dal 2005 con Bush, che dichiarava il traffico umano per motivi sessuali quello prevalente, all’ Amministrazione Obama nel 2010, dove risultava in posizione opposta, e si focalizzava sul lavoro forzato.

Solo ricerche empiriche a livello micro-aree potranno dare un contributo a serie politiche di contrasto al fenomeno del traffico di esseri umani, ormai troppo spesso interconnesso con i fenomeni di migrazione.

Annunci
Galleria | Questa voce è stata pubblicata in Documenti, Documenti vari, Eventi, Partners, Rassegna Stampa e contrassegnata con . Contrassegna il permalink.