Ricerca UNICEF dell’Istituto degli Innocenti

Campanello d’allarme, ma forse sarebbe meglio dire grido d’aiuto, quello che emerge da una lettura del Rapporto sulla povertà tra i bambini e gli adolescenti, preparato ed edito dall’Istituto degli Innocenti dell’UNICEF di Firenze.(1)

Il quadro che emerge, secondo molti degli indicatori presi in esame è che il nostro paese si colloca in posizioni assolutamente non lusinghiere nell’ambito di ben 35 paesi presi a campione.

“Non riuscire a proteggere i bambini dalla povertà è uno degli errori più costosi che una società possa commettere. Se da una parte il costo diretto ricade sui minori, nel lungo periodo è la società stessa a pagarne le conseguenze.
I bambini debbono avere l’opportunità di svilupparsi, fisicamente e psicologicamente, per questo l’impegno a proteggerli dalla povertà va mantenuto tanto in periodi favorevoli, quanto in congiunture sfavorevoli. Una società incapace di mantenere gli impegni presi, seppure in tempi economicamente difficili, è una società che trascura i suoi cittadini più vulnerabili e accumula problemi sociali ed economici destinati a rivelarsi pressoché impossibili da affrontare negli anni immediatamente a venire.”
Il dato più allarmante è quello sintetico che pone l’Italia al 29 posto su 35 per la situazione dei bambini da 0 a 16 anni in termini povertà relativa.
Guardando ancora più avanti, si prevede che i livelli di povertà infantile “relativa” e assoluta” raggiungano rispettivamente il 24% e il 23% entro il 2020/2021, in confronto agli obiettivi del
10% e del 5%. Ciò significa un ritorno ai livelli di povertà infantile relativa di vent’anni fa.
Ma ci sono anche loro, i Bambini invisibili, perché alcuni dei bambini e degli adolescenti più a rischio di povertà non vivono in famiglia, bensì in istituti, in case di accoglienza, in sistemazioni temporanee, in ostelli od ospedali, in alloggi per rifugiati o richiedenti asilo, in case mobili o per strada. È altresì possibile che alcuni dei minorenni più a rischio non siano rappresentati nelle indagini perché vivono in zone remote, o in famiglie e comunità in condizioni di informalità o illegalità. È probabile, insomma, che tutti questi gruppi “non convenzionali” siano statisticamente invisibili. Un esempio degno di nota è rappresentato dai 4,5 milioni di bambini e ragazzi rom che vivono nell’Unione Europea.

Possiamo avere una visione ancora più chiara e drammatica del fenomeno. La sua premessa è che, in una società impegnata a fornire una protezione speciale ai bambini, il tasso di povertà infantile dovrebbe risultare più basso rispetto al tasso di povertà complessiva.
Purtroppo, però si dimostra che ciò avviene solo in 10 paesi su 35 e l’Italia purtroppo non c’è.

Allora decidiamoci perchè se parliamo di bambini lontani, di qualche altro continente, potremmo dire che non sappiamo, che non vediamo, che non siamo poi così sicuri quali siano le reali condizioni, ma qui, oggi, stiamo parlando di noi, dell’Italia e della nostra misera situazione, questo con buona pace per le grandi affermazioni sul riconoscimento dei diritti dei minori (art. 6 e seg. della Convenzione sui diritti dei minori) o della Convenzione di Lanzarote.

(1)Centro di Ricerca Innocenti dell’UNICEF (2012), “Misurare la povertà tra i bambini e gli adolescenti. Un nuovo quadro comparativo della povertà infantile in alcuni paesi a reddito medio-alto”. Innocenti Report Card 10, Centro di Ricerca Innocenti
dell’UNICEF, Firenze.

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